Folgorato sulla via di Washington
IGNAZIO INGRAO
IGNAZIO INGRAO
George W. Bush Anche il presidente degli Stati Uniti, come Tony Blair, starebbe per convertirsi al cattolicesimo. Un successone per Papa Ratzinger.
Dopo Tony Blair potrebbe essere la volta di George W. Bush. Secondo le voci di Washington, il presidente, cristiano metodista, sarebbe in procinto di convertirsi al cattolicesimo come l’anglicano Blair. La preghiera che il Papa e la famiglia Bush hanno recitato insieme nello Studio ovale della Casa Bianca potrebbe addirittura essere il segno dell’avvenuta conversione, che il presidente degli Stati Uniti aspetterebbe a comunicare a fine mandato. Anche Jeb, fratello minore di George, da anni è passato alla fede cattolica, grazie alla moglie messicana Columba.
Opportunismo o convinzione? Certo il presidente Bush nel 2004 è stato rieletto con i voti dei cattolici, che lo hanno preferito al democratico John Kerry, fedele a Santa romana chiesa. Tuttavia, la commozione del presidente quando ha salutato il Papa, appena arrivato, tradiva un sentimento sincero.
Bush si è circondato di cattolici: il capo di quanti gli scrivono i discorsi, William McGurn, il consulente per la bioetica Edmund Pellegrino, il responsabile delle iniziative presidenziali sulla religione H. James Towey, i due magistrati della Corte suprema Samuel Alito e John Roberts, fino alla nuova ambasciatrice presso la Santa sede Mary Ann Glendon.
Di casa nello Studio ovale pure il sacerdote canadese convertito Richard John Neuhaus, direttore del mensile cattolico First Things. A questi si aggiungerebbe un sacerdote newyorkese che sta accompagnando Bush nella ricerca spirituale.
Benedetto XVI potrebbe così passare alla storia come il Papa delle conversioni famose.
Il caso di Bush sarebbe il risultato più eclatante del viaggio del pastore tedesco negli Stati Uniti. Ma non il solo. La visita ha segnato la fine del violento antipapismo protestante, alimentato dagli scontri di Giovanni Paolo II prima con Bill Clinton, sui temi etici, poi con Bush sulla guerra in Iraq. Benedetto XVI non ha fatto sconti su questi due fronti, in linea con il predecessore, ma è riuscito a farsi apprezzare dagli americani. Il Papa «vintage», come l’ha definito il Washington Post ironizzando sui suoi abiti, è riuscito a capovolgere il giudizio della stampa e dell’opinione pubblica. Un noto conduttore della Cnn, Wolf Blitzer, ebreo, dopo aver salutato il Pontefice ha detto di non aver mai provato un’emozione simile.
L’America lo aspettava al varco per contestargli lo scandalo dei preti pedofili e Benedetto XVI non si è tirato indietro: quattro volte in sei giorni ha affrontato l’argomento, esprimendo vergogna e incontrando le vittime. Avrebbe pure dato incarico alla Congregazione per la dottrina della fede di studiare la possibilità di aggiornare le norme del Codice di diritto canonico in materia, come chiedono le vittime.
Altri due gesti rimarranno nel cuore degli americani: la preghiera a Ground zero e la visita alla sinagoga. Il Papa ha indicato il modello Usa come via da seguire: una libertà che consenta a tutte le fedi di esprimersi e di portare contributi alla democrazia. Ratzinger, insomma, non teme la concorrenza. Come spiega un libro di tre economisti, Il mercato del Cristianesimo, il libero mercato delle fedi premia chi sa avanzare proposte chiare e riconoscibili. Come fa Benedetto XVI.
Dopo Tony Blair potrebbe essere la volta di George W. Bush. Secondo le voci di Washington, il presidente, cristiano metodista, sarebbe in procinto di convertirsi al cattolicesimo come l’anglicano Blair. La preghiera che il Papa e la famiglia Bush hanno recitato insieme nello Studio ovale della Casa Bianca potrebbe addirittura essere il segno dell’avvenuta conversione, che il presidente degli Stati Uniti aspetterebbe a comunicare a fine mandato. Anche Jeb, fratello minore di George, da anni è passato alla fede cattolica, grazie alla moglie messicana Columba.
Opportunismo o convinzione? Certo il presidente Bush nel 2004 è stato rieletto con i voti dei cattolici, che lo hanno preferito al democratico John Kerry, fedele a Santa romana chiesa. Tuttavia, la commozione del presidente quando ha salutato il Papa, appena arrivato, tradiva un sentimento sincero.
Bush si è circondato di cattolici: il capo di quanti gli scrivono i discorsi, William McGurn, il consulente per la bioetica Edmund Pellegrino, il responsabile delle iniziative presidenziali sulla religione H. James Towey, i due magistrati della Corte suprema Samuel Alito e John Roberts, fino alla nuova ambasciatrice presso la Santa sede Mary Ann Glendon.
Di casa nello Studio ovale pure il sacerdote canadese convertito Richard John Neuhaus, direttore del mensile cattolico First Things. A questi si aggiungerebbe un sacerdote newyorkese che sta accompagnando Bush nella ricerca spirituale.
Benedetto XVI potrebbe così passare alla storia come il Papa delle conversioni famose.
Il caso di Bush sarebbe il risultato più eclatante del viaggio del pastore tedesco negli Stati Uniti. Ma non il solo. La visita ha segnato la fine del violento antipapismo protestante, alimentato dagli scontri di Giovanni Paolo II prima con Bill Clinton, sui temi etici, poi con Bush sulla guerra in Iraq. Benedetto XVI non ha fatto sconti su questi due fronti, in linea con il predecessore, ma è riuscito a farsi apprezzare dagli americani. Il Papa «vintage», come l’ha definito il Washington Post ironizzando sui suoi abiti, è riuscito a capovolgere il giudizio della stampa e dell’opinione pubblica. Un noto conduttore della Cnn, Wolf Blitzer, ebreo, dopo aver salutato il Pontefice ha detto di non aver mai provato un’emozione simile.
L’America lo aspettava al varco per contestargli lo scandalo dei preti pedofili e Benedetto XVI non si è tirato indietro: quattro volte in sei giorni ha affrontato l’argomento, esprimendo vergogna e incontrando le vittime. Avrebbe pure dato incarico alla Congregazione per la dottrina della fede di studiare la possibilità di aggiornare le norme del Codice di diritto canonico in materia, come chiedono le vittime.
Altri due gesti rimarranno nel cuore degli americani: la preghiera a Ground zero e la visita alla sinagoga. Il Papa ha indicato il modello Usa come via da seguire: una libertà che consenta a tutte le fedi di esprimersi e di portare contributi alla democrazia. Ratzinger, insomma, non teme la concorrenza. Come spiega un libro di tre economisti, Il mercato del Cristianesimo, il libero mercato delle fedi premia chi sa avanzare proposte chiare e riconoscibili. Come fa Benedetto XVI.
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